Parto da quanto deciso nel CdA del 23 di febbraio scorso
Cessazione dei canoni linee ISDN e dell’assistenza su
apparati obsoleti; analisi dell’infrastruttura
telefonica dell’Ateneo senese orientata al risparmio
sulle spese di fonia; progetto per l’adozione e la
diffusione di software libero all’Università di Siena.
Il Consiglio approva all’unanimità.
L’adozione del software libero nell’università è sicuramente un fatto positivo, soprattutto per quanto riguarda l’adozione del programma OpenOffice.org, giustamente un ente pubblico perchè deve pagare un’azienda per fare i propri documenti? (con ricadute necessariamente nei costi e quindi nelle tasse)
Però ho anche delle perplessità sul fatto di come siamo arrivati a questo? “Si fa e poi pensiamo come” oppure “sappiamo come e quindi si fa”?
Perchè mi vengono in mente computer in cui ci sono dei software che girano *solo* su Windows, quindi tali software verranno riscritti? Direi di no…costano soldini.
Verrà usato un emulatore? Mha direi che la cosa è un pò complessa…
Quindi forse rimarranno necessariamente macchine con Windows, ma a quel punto non essendoci più una licenza Campus che copre tutto ed ognuno si prende la licenza a parte non costa di più alla fine della fiera?
Sicuramente ci saranno ambienti dove Ubuntu + OpenOffice andranno alla grande e negli altri rimarrà Windows.
Però certo non sarebbe vero risparmio, poi immagino ci sia anche da fare una formazione diversa per helpdesk e supporto e quindi costi accessori.
Chi mi legge non mi fraintenda, io uso in azienda Linux per molte cose, ma in svariati anni ho visto che non è possibile toglierlo definitivamente dalla faccia della Terra
e la soluzione ibrida è sempre la più costosa.
Comunque c’è chi sicuramente ne sa più di me e questi conti li ha già fatti.
Io vedrei bene il pinguino in macchine per consultazioni, biblioteche, wall screen di informazioni, totem, sicuramente nel back-end e quant’altro, ma in pc “amministrativi” la vedo dura! (o forse questo non è comunque minimamente flaggato come “da fare”).
Sicuramente quello che ci voleva è che un’Università non può affidarsi completamente ad un’azienda come M$ per TUTTO, un minimo di sviluppo interno e tematiche Open Source erano necessarie da portare avanti, come in altri Atenei.
Commentante pure se volete, io ho detto la mia, alla prossima
2 Responses to “Università di Siena e software libero”
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maggio 7th, 2009 at 18:22
non è vero, si può fare. Si può migrare in tutto e per tutto. Forse ci sarebbero problemi in alcuni laboratori di facoltà come ingegneria, matematica ecc, dove magari vengono utilizzati software che per linux/unix non sono ancora disponibili. Diciamo però che per 99% si può fare.
Il problema è che queste grosse migrazioni non si devono fare di colpo quando c’è l’emergenza. Tutto deve essere graduale.
maggio 8th, 2009 at 01:04
Sicuramente, infatti non ho mai negato questo, ma come dici tu forse il problema sta nel “tutto e subito”, non dimentichiamoci che di recente l’università ha adottato un nuovo software (Easy) che gira sotto Windows, non so se sarebbe facilmente (ed economicamente) trasportabile su Linux, quindi secondo me siamo lontani dal 99% dato che si taglierebbe gran parte dei computer amministrativi (sotto AD).
Inoltre come ho potuto assistere in svariati posti dell’università in molti si chiedono, ma la formazione all’uso di tale tecnologia chi ce la fa?
Sicuramente con risorse interne è un grosso risparmio, perchè se deve essere demandato a terzi si toglie da una parte e si rimette dall’altra (i soldini..)